Saggi > Saggi di Giovanni Giacobbe dell'anno 2015

La libertÓ delle regole

La libertà è una conquista che costruiamo ogni singolo giorno attraverso piccole scelte. Ma non esiste sillogismo che dica che le piccole scelte siano libere però.. E' attraverso il cane che ho scoperto la libertà delle regole. Sono nato in una famiglia che mi ha concesso un'educazione improntata al rispetto degli uomini e di una morale condivisibile prima che di quella semplicemente condivisa.. Quando mia Madre è morta lo ha fatto senza interrogare mai una volta il Signore sul perché della Sua sofferenza. Con lo stessa semplicità con la quale un giorno, intorno ai miei dieci anni, rimproverandomi sonoramente mi spiegò che non ci si poteva sbarazzare delle molliche del pranzo , scrollando la tovaglia fuori dalla finestra. Allora abitavamo al quarto piano di una casa a Villa Turrisi prospiciente il meraviglioso giardino dell'inquilina del piano terra. Io Le chiesi che fastidio potessero dare poche molliche sparse, e furbescamente, o almeno così pensavo, Le dissi del certo beneficio per gli uccellini e per i vermetti o per le formichine che certamente popolavano quel bel giardino. Lei mi rispose che non si poteva fare e basta. Ed io, allora, ringalluzzito da quella che avevo letto come un'incertezza nella risposta, La incalzai, dicendo che la frase- non si fa e basta- non poteva liquidare il mio punto di vista. E fu allora che per la prima volta sentii il sapore delle regole, quando, cioè, Lei mi disse che le regole stanno più in alto del punto di vista di ogni uomo, non essendo state create per chiedersene il perché, ma per domandarsi come osservarle riconoscendone lo spirito di libertà prima di quello di supposta privazione. Non era il tempo per capire, ma poiché mia Madre aveva la forza di non scrollare mai la tovaglia fuori dalla veranda della cucina, non mi rimase che osservare che effettivamente riusciva a fare precedere le parole dai Suoi fatti, e La imitai non facendolo mai più.. Il disprezzo delle regole non passa necessariamente attraverso una crisi valoriale, ma poggia più che altro sulla mancanza di una gerarchia etica organica dei valori; il proprio punto di vista o la propria percezione delle cose, è vista come un'innocua mollica risultato del pasto consumato alla propria tavola, imbandita della propria specifica educazione familiare e dei propri specifici retaggi socioculturali; questa mollica che pensiamo si disperda nel mare del disordine ineluttabile delle cose.., porta in sé invece il peso dell'essere la causa della nostra incapacità di piegare il nostro pasto all'ordine naturale della libertà.., che è dato dal saper coesistere attraverso le regole. Questo è il mio pensiero circa la Nostra Sicilianità.. Tutto in questa Isola sembra di tutti e di nessuno. Sembra che l'aver vissuto chiusi dal nostro meraviglioso mare, abbia generato l'inganno di pensare di vivere in un enorme porto franco.. L'essenza romantica della libertà scritta nella genesi di una terra lasciata libera in mezzo al mare.. da Dio, è stata travisata, come, verità o metafora che sia, allo stesso modo venne travisato il dono della libertà fin dall'alba dei tempi. La libertà di godere d'ogni frutto dell'Eden era subordinata all'unica regola che avrebbe permesso la coesistenza serena; occorreva accettare senza perché e senza deroghe, giustificate da supposti nascondimenti di buoni intenti, che vi fosse un'unica regola che rendeva proibito, in fondo , semplicemente un unico frutto. Questa era la sola condizione della libertà. Queste erano le mie molliche di pane. Queste sono le molliche che seminiamo credendo che scompaiano nel mare del sistema generalizzato di cattive abitudini, dove le molliche dei comportamenti del singolo divengono pilastri del disordine. Così io vedo la nostra Sicilia, così vedo Palermo. La mafia non sta soltanto nel pane dei mafiosi, ma in quelle molliche di pensiero mafioso di ognuno di noi. La mafia è infatti anche il disordine della resa ad un sistema, che non è però passiva, ma fattiva, poiché poggia per prima sulla scelta di ognuno di noi di chiudere gli occhi innanzi tutto su noi stessi, trincerandoci dietro la supposta piccolezza ed irrilevanza dei nostri gesti, in un macrosistema degenerato. Imparando ad educare i cani ho scoperto quanta fatica deve aver fatto mia Madre con me.. E' attraverso il cane che ho scoperto la libertà delle regole. Una libertà poggiata su un sistema organico di concetti che non era più forte dei miei valori, ma era più ordinato, assurgendo in tal modo, per tanto, a solida struttura del rapporto, a perno degli equilibri, ed a scudo dagli "urti" emozionali che la vita ci riserva ogni giorno. Quando compresi che per un animale come il cane non c'è possibilità di arrivare al discernimento etico del bene e del male, realizzai l'impossibilità dell'approdo per esso, ad una morale autonoma frutto di uno stato di coscienza capace di mettere a freno le pulsioni. Allora, riconoscendo l'importanza della sottomissione ad un sistema di regole, che è l'essenza di quell'educazione che abbiamo avuta impartita dai nostri genitori e grazie alla quale abbiamo imparato il "viver sociale", noi possiamo divenire la morale dei nostri cani, esattamente come sino ad una certa età dobbiamo essere la morale dei nostri figli, come i nostri genitori lo furono per noi. Così quello che ora possiamo scegliere liberamente, non è di fare scelte in libertà, ma di scegliere la libertà di coesistere. Ed è soltanto così che si rendono liberi gli uomini, quanto i nostri amati cani.. : insegnando loro ad essere liberi attraverso il rispetto delle regole.

Giovanni Giacobbe Giacobbe

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