SASSODISALE

AttivitÓ

“Per afferrare l’essenza dell’animo, umano occorre avere la stessa delicatezza che si dovrebbe
avere per stringere nel pugno un sassodisale..”

Milano, 6/12/1987
Sotto il patrocinio del Ministero della Sanità veniva organizzato dalla SCIVAC (società culturale italiana veterinari per animali da compagnia) un convegno interdisciplinare sul tema << Il ruolo degli animali da compagnia nella società moderna>> nel quale per la prima volta in Italia si definivano le finalità della PET THERAPY: - essa si propone programmi per l’introduzione graduale e sistematica di animali selezionati ed addestrati, nelle immediate vicinanze di un individuo o di gruppi di individui per scopi terapeutici.

 

PET THERAPY CON IL CANE
OSSERVAZIONI GENERALI:

L’evoluzione delle due specie, uomo e cane, da parallela è divenuta coincidente, poiché oltre ad avere strutture gerarchiche molto simili ed a battere il medesimo ambiente in cerca delle medesime prede, è passata attraverso interazioni nella guardia, nella caccia e nella custodia delle greggi, dando infine origine alla creazione di un binomio, splendido risultato di coesione sociale, rispetto delle gerarchie ed interdipendenza affettiva. Oggi gli animali vengono avvicinati al livello umano con un confine che diviene sempre più indefinito. Il rapporto uomo-cane viene improntato alla valorizzazione dei reciproci benefici psicosociali che ne derivano.

Il rapporto tra esseri viventi, sia che questi appartengano ad una stessa specie od a specie differenti, è necessariamente mediato dalla comunicazione. Comunicare significa trasmettere e ricevere dei segnali che siano comprensibili dalle parti coinvolte, indipendentemente dal fatto che questi messaggi siano o no volontari e coscienti.
I canali utilizzati per comunicare sono molteplici e vengono di volta in volta adattati al tipo di relazione che si stabilisce, ed al destinatario del messaggio. La parola è di certo il mezzo attraverso cui comunichiamo con individui della nostra specie, però disponiamo di molti altri modi per comunicare e che impieghiamo nelle relazioni interspecifiche uomo-animale. Esiste dunque una comunicazione non verbale fatta di gesti, atteggiamenti, linguaggi del corpo, espressioni del volto, segnali mimici e sensazioni tattili, che sia in maniera conscia, che inconscia, trasmette messaggi precisi e comunica stati d’animo ed emozioni.
L’utilizzo di un linguaggio corporeo continuamente sollecitato dall’animale ingenera nell’uomo una elaborazione propriocettiva del corpo, elemento della potenzialità espressiva dell’ intelligenza cinestesica (coordinazione neuromuscolare).
Attraverso il suo comportamento l’animale invia dei messaggi che esigono delle risposte precise, e stimola ad elaborare una gestualità ed una mimica corretta per entrare in contatto con lui; insomma, invita l’uomo a comunicare.

E’ vero altresì che l’uomo utilizza il linguaggio parlato anche nella relazione interspecifica, cioè per comunicare con i propri animali. Tale linguaggio parlato costruito sulle parole, poche e più volte ripetute, affida il suo messaggio alla cadenza, all’intonazione ed all’inflessione, cioè a quegli elementi che caratterizzano il para-linguaggio.
In relazione alle espressioni del linguaggio del corpo, il contatto fisico è essenziale alla definizione ed al mantenimento della propria identità, dei propri confini psicologici, e perciò ad un più evoluto sviluppo psichico.

 

L’UOMO E IL CANE

L’atavico afflato tra queste due specie, e la perfetta similitudine tra le strutture gerarchiche, non è però condizione sufficiente perché il binomio cammini sempre su una condizione di sostanziale equilibrio. L’espressione più corretta di quest’equilibrio, consiste nella proiezione con l’animale, di tipo dialogico, in antitesi con le deviazioni proiettive di tipo narcisistico e reificato. L’aspetto dialogico incarna l’opportuna definizione del rapporto sulla scorta della comprensione e dell’accettazione dell’alterità, nell’esclusione della visione antropomorfa dei comportamenti del cane.
L’antropomorfizzazione dei comportamenti del cane (cioè l’attribuire ai cani comportamenti di tipo umano), è infatti uno dei fattori causali del disequilibrio dei rapporti di forza, che compromette un rapporto armonico. L’alfabeto del linguaggio del cane consta di poche lettere, che si intersecano dando comunque luogo ad una trama complessa di moduli comportamentali.
Non vi sono somiglianze con le strutture comunicative umane, contrariamente all’immaginario collettivo, o quantomeno non vi sono somiglianze con le strutture generate dall’evoluzione sociale di queste due specie, perché atavicamente, così come detto in relazione alla somiglianza delle strutture gerarchiche, uomo e cane avevano espressioni molto simili. Ma nell’uomo l’evoluzione ha generato un progressivo distacco dalle strutture comunicative primordiali.

<< Anche il più nobile affetto umano non sgorga dalla ragione e da una morale specificatamente
umana, ma da strati più profondi e primordiali, puramente emotivi e, quindi, sempre istintuali.>>
Konrad Lorenz

Tra le righe di questa frase di Lorenz leggiamo che il legame uomo-animale domestico non va visto unicamente come sostituto del carente rapporto con i nostri simili, ma soprattutto come tentativo di recuperare il nostro antico legame con la natura. Naturale è tutto ciò che è istintivo, immediato, spontaneo. Riavvicinarsi alla natura significa <<riammettere>> e recuperare la nostra istintualità troppo spesso rifiutata dagli stili di vita, eccessivamente controllati dalla coscienza, che predominano nella nostra società.
Corollario di questa comprensione è la definizione moderna dell’addestramento di un cane :
-“addestrare un cane vuol dire comunicare con il cane con un linguaggio comprensibile per il cane e
facilmente applicabile dall’uomo”.
- Un cane ben inserito considera l’uomo come un suo conspecifico, pertanto addestrarlo vuol dire mutuare dagli schemi comportamentali propri del branco, i processi di interazione tra una madre e i suoi cuccioli, così come tra un capobranco ed i suoi gregari.
Mutuare dunque la disciplina che una madre infonde nei suoi cuccioli, perché si inseriscano correttamente all’interno del branco; od anche, determinare correttamente i rapporti gerarchici, indicando con certezza al cane, il suo ruolo all’interno di quella piramide delle gerarchie che definirebbe l’organigramma della vita di un branco, così come concretamente definisce ’organigramma della vita del branco misto uomo-cane. Infatti, quando entra all’interno di un nucleo familiare umano, il cane definisce una piramide delle gerarchie, nella quale individua la propria posizione attraverso i messaggi degli altri componenti di questo “branco misto”, filtrandoli attraverso il setaccio costituito dalla propria personalità, intesa, come il modo di essere di un soggetto nella indivisibile espressione di istinti , doti naturali e apprendimento.

L’addestramento è pertanto l’applicazione guidata degli schemi che definiscono la possibilità di comunicazione interspecifica, nella valutazione del risultato dell’interazione tra le espressioni individuali delle personalità dei due componenti del binomio.

“Il motivo per il quale il luogo dove si impari ad addestrare il proprio cane svolge un’azione così benefica sulle persone dotate di ragione e sui loro cani, è che qui unico posto al mondo, è possibile comprendere con lo spirito e osservare con gli occhi, l’opportuna limitazione dell’azione e l’esclusione di ogni arbitrio e del caso.
Qui uomo ed animale si fondono in tutt’uno ,in misura tale che non si saprebbe dire chi dei due stia effettivamente addestrando l’altro.”

(Dalla libera interpretazione di un cinofilo, di un pensiero di Goethe) .
<<Tutto questo, quando funziona, trasforma tale binomio in un animale a sei zampe e una coda.>>
(P. Neruda)

 

OSSERVAZIONI SPECIFICHE SULLA PET THERAPY:

La relazione interspecifica uomo animale si realizza coinvolgendo importanti canali di comunicazione, attraverso i quali può addirittura determinare benefici alla salute mentale e fisica dell’uomo.

La terapia assistita da animali può allora diventare in modi diversi, ma sempre attraverso una forma di comunicazione, un aiuto al nostro benessere mentale e fisico e può essere efficacemente utilizzata in situazioni di disordine neurologico e psichico. Il progetto si propone di realizzare programmi di attività e terapia assistita con l’ausilio di cani, più comunemente nota come pet therapy.
L’essenza della psicoterapia facilitata dall’impiego di un animale, è quella di introdurre un animale affettuoso, che non incute timore, utilizzato come veicolo catalitico per formare interazioni sociali soddisfacenti. Tale intervento riabilitativo integrato, supportato da tecniche sanitarie neuro e psicomotorie, psicologiche ed educative, il cui intento riabilitativo è la riduzione della disabilità è incluso e mascherato in un’attività correntemente partecipata da persone normali.
Il paziente interagisce spesso positivamente con l’animale tramite interazioni non verbali e tattili, successivamente la cerchia delle relazioni sociali si amplia ed include inizialmente il terapeuta che ha introdotto l’animale, poi gli altri pazienti e il personale medico, con una progressiva espansione di interazioni sociali positive (Corson, 1980). Il cane non è sostitutivo delle altre terapie ma rappresenta solo uno strumento aggiuntivo, coterapico, assumendo il ruolo di facilitatore sociale in una situazione terapeutica, ha cioè una azione facilitante delle relazioni sociali.

 

PET THERAPY CON I BAMBINI

L’interazione tra bambino e animale, che si realizza attraverso l’elaborazione di un linguaggio non verbale, può essere particolarmente utile per lo sviluppo e l’arricchimento dei meccanismi di relazione e del comportamento sociale. I contatti sociali con un animale possono contribuire a sviluppare nel bambino la capacità di individuare e interpretare correttamente i segnali non verbali coinvolti nelle relazioni sociali umane. Il bambino entra in contatto con il cane toccando il collo, le zampe, il fianco, e il ventre attraverso le mani e l’intero corpo, sollecitando una elaborazione propriocettiva del corpo. Il confine fisico, cioè la pelle, rende possibile il formarsi di un confine psicologico, cioè di una identità, di un Sé, un soggetto che esiste in quanto sempre in rapporto con gli altri.

“La sensazione dell’identità, dell’esistere, nasce dalla sensazione di contatto corporeo”
(Lowen,1969)

La presenza di un animale favorisce l’acquisizione di un senso di responsabilità: un essere vivente che dipende dalle nostre cure per quasi tutte le funzioni vitali esige una presa di coscienza dei nostri doveri.
L’animale può essere un efficace supporto alla crescita e alla maturazione del bambino, e per lo stesso meccanismo può rappresentare anche nell’adulto, che ha perso fiducia in se stesso, uno stimolo valido per la riacquisizione di un’immagine positiva di se e del proprio valore. Ne trae pertanto giovamento il bambino con problematiche caratteriali, ma anche il bambino normale, e se ne giova l’adulto con bassa autoconsiderazione e autostima.

Nel bambino è frequente una parziale identificazione con il cane, cioè immagina volentieri che provi gli stessi suoi sentimenti. L’identificazione è un meccanismo di difesa per cui si introiettano i valori o le caratteristiche di un altro imitandone il comportamento, facendo propri i suoi sentimenti. Nella relazione con un animale, l’identificazione è un efficace mezzo attraverso cui il bambino può riuscire ad esprimere sentimenti che altrimenti non sarebbe capace di esternare in modo diretto. L’identificazione può venire in aiuto alla debolezza e all’incapacità di sostenere la propria immagine fragile o ancora immatura. In questo senso il cane viene visto come un perfetto specchio per le identificazioni del bambino, elemento questo, a cui sono stati attribuiti diversi successi della Pet Therapy , nei bambini con problemi della sfera comportamentale. Il cane inoltre costituisce un elemento di proiezione. La proiezione è un processo psichico inconscio per cui si trasferiscono ad altri i propri stati d’animo, le proprie motivazioni e situazioni interiori. Il cane rappresenta un soggetto verso cui attivare dei meccanismi di proiezione e una sorte di estensione del proprio Io e per il bambino è più facile raccontare i suoi problemi o esprimere i suoi sentimenti attraverso la voce del cane. In particolar modo nel rapporto tra bambino e animale questo meccanismo assume notevole importanza per l’acquisizione di sicurezza e stabilità emozionale. Per il bambino il cane diventa la proiezione di se stesso che gli serve a dominare le situazioni di ansia e di paura, che necessariamente insorgono durante la sua crescita.

Il bambino è con il cane più spontaneo, perché il cane lo accetta incondizionatamente e gli permette di toccarlo, come conseguenza il bambino si mostra, in presenza del cane, più spontaneo e più disponibile a interagire con il terapeuta. Poiché spesso un bambino è intimorito nella comunicazione con il terapeuta, la presenza dell’animale lo facilita nell’esprimere le proprie difficoltà, in quanto ciò avviene in modo indiretto e meno allarmante. Inoltre la facilità di comunicare emozioni e di inviare stimolazioni sensoriali, costituisce per molti soggetti, un grosso veicolo di facilitazione alla espressione delle emozioni in una relazione terapeutica.

 

PROBLEMATICHE DELL’HANDICAP E PET THERAPY

Si definisce disabilità di una persona l’aspetto biologico e funzionale che determina una oggettiva mancanza permanente o perdita di specifiche risorse necessarie all’adattamento, caratteristiche della specie, del genere e dell’età del soggetto. Lo specifico deficit generalmente esito di una malattia, di un trauma, deve essere considerato nella sua storia naturale. In tale processo occorre valutare le risorse positive e le caratteristiche sfavorevoli fisiche e psichiche complessive dell’individuo, quelle apportate dallo sviluppo, dai compensi funzionali e dagli interventi riabilitativi. L’handicap, secondo la definizione dell’OMS, tratta la disabilità sotto il profilo psicologico e sociale, dunque
nell’impatto con la personalità del soggetto e con il suo ambiente. Pertanto esso va considerato con particolare riguardo alle barriere e alle facilitazioni psicologiche, ambientali e sociali e nelle implicazioni del soggetto con il proprio ruolo familiare e sociale. I condizionamenti ambientali e le aspettative sociali spesso ridotte, alterne, confuse possono plasmare una peculiare identità personale da handicap indipendentemente dal tipo di disabilità che lo ha prodotto. A fronte dell’handicap ogni persona, gruppo, famiglia o istituzione ha consecutivamente sempre le stesse modalità di reazione, passando da una prima fase in cui si ha una reazione di rifiuto, cioè l’aspetto, i segni, le manifestazioni del disabile suscitano repulsione. Si vuole evitare di prendere atto da una condizione difficile dell’altro e perfino di incontrarlo. Si approda poi in un atteggiamento di iperprotezione, sopravvalutazione e si attribuiscono indebiti compensi, per infine giungere ad una interazione normale riconoscendo l’altro come persona anche per i difetti non connessi con la disabilità.
Il cane riconosce la menomazione, la disabilità e la temporanea invalidità ma non vede l’handicap cioè non attribuisce ad essa uno svantaggio secondario o aggiunto.

La persona con disabilità vive le aspettative sociali oscillando fra atteggiamenti di impotenza e passività e atteggiamenti di onnipotenza, è sottoposta ad una vita subissata di richieste che di frequente superano la sua capacità di risposta. Tale condizione sociale porta ad una perdita di autostima e demotivazione quando anche un semplice gesto quotidiano può risultare di difficile esecuzione. Il cane non è capace di inviarci segnali negativi di rifiuto, indifferenza, superiorità, diffidenza e pregiudizi facilmente rilevabili in colui che si confronta con il disabile.
Insegna ai soggetti normodotati a ridisegnare l’immagine sociale dell’handicap, perché avvicina due diversità, e contestualmente insegna ai portatori di handicap a ridurre le distanze sociali, e favorisce l’aggregazione di due realtà a volte troppo distanti.

<<Di fronte al cane si è tutti disabili o tutti normali..>>

Noi proponiamo una riabilitazione integrata assistita dal cane che alla riabilitazione tecnica (secondo competenze specifiche) costituita da specifiche tecniche terapeutiche ed intesa a ridurre la disabilità, accosti una riabilitazione sociale intesa a ridurre le specifiche problematiche dell’handicap.
La riabilitazione tecnica è costituita da procedure terapeutiche neuro e psicomotorie focalizzate a ridurre l’incompetenza funzionale, neuromotoria, cognitiva, relazionale del soggetto e sulla prevenzione delle conseguenze secondarie della disabilità. La riabilitazione sociale, in questa dimensione mediata dal cane, rivolge la propria attenzione alla sviluppo della relazione familiare e microsociale attraverso interventi centrati sulle problematiche interattive e sull’integrazione psicosociale e individuale.
Il cane dunque non è sostitutivo delle altre terapie ma rappresenta solo uno strumento aggiuntivo, co-terapico, assumendo il ruolo di facilitatore sociale in una situazione terapeutica, ha cioè una azione facilitante delle relazioni sociali.

 

ALTRE IPOTESI DI APPLICAZIONI CLINICHE DELLA PET THERAPY

  1. Persone con scarse interazioni sociali e difficoltà di comunicazione
  2. Soggetti depressi a causa di disabilità congenita ed acquisita
  3. Soggetti con depressione reattiva ed endogena e disturbi d’ansia
  4. Anziani depressi ed isolati
  5. Bambini e adulti con sintomi da deprivazioni sensoriali
  6. Adolescenti e ragazzi con problemi comportamentali dovuti a conflitti interfamiliari
  7. Soggetti con deficit cognitivo lieve
  8. Persone normali con lievi difficoltà psicologiche
  9. Adolescenti e ragazzi incappati in problemi di devianza
  10. Soggetti con problemi di autismo
  11. Soggetti con deficit cognitivo-intellettivo relazionali

 

OSSERVAZIONI FINALI

  • La pet therapy potrebbe interessare coloro che manifestino particolare simpatia verso gli animali, in modo tale da offrire la loro collaborazione come volontari in eventuali piani per l’introduzione di animali presso strutture ospedaliere e carcerarie, così come comunità terapeutiche, istituti assistenziali, case di cura, case alloggio per minori e istituti scolastici che siano motivate alla sperimentazione di questo tipo di intervento terapeutico.
     
  • La pet therapy conferirebbe uno scopo altamente sociale alla proprietà e alla cura di animali, che ancora oggi vengono considerati un impegno inutile.
    Studi recenti hanno provato che la vicinanza di un cane, incide su reazioni fisiologiche misurabili; un indice del livello di stress quale la pressione arteriosa, diminuisce sensibilmente in presenza di un animale domestico gradito.
     
  • Per molte persone il pensionamento indica il passaggio da una situazione di vitalità ad una di grave inattività. Buona parte della vita adulta viene giocata sul posto di lavoro; dover rinunciare al lavoro significa a volte rinunciare ad una parte della propria vita. Tutte le attività e le esperienze di queste persone possono diventare più riduttive rispetto alle precedenti.
    Il rapporto con un animale potrebbe fornire loro un’occasione per nuove esperienze.
     
  • Nelle persone isolate, anche a causa di inabilità fisiche, gli animali domestici fornirebbero maggiori stimoli alle attività e occasioni per aumentare i contatti sociali.
     
  • I depressi potrebbero trovare la giusta motivazione a prendersi cura di sé, se si dà loro la responsabilità di provvedere ad un animale. Inoltre il cane potrebbe da un lato svolgere unafunzione di sedazione dell’ansia e della tensione dall’altro fornire quotidiane conferme nella valutazione di sé.
     
  • Gli adolescenti avrebbero modo di mettere alla prova la loro capacità di responsabilizzazione.
     
  • Le persone che soffrono di lievi difficoltà psicologiche potrebbero accettare di buon grado un aiuto medico celato opportunamente dalle già descritte tecniche riabilitative integrate ( “persone normali e non” insieme).

 

CONTROINDICAZIONI

L’uso terapico degli animali, come qualsiasi medicina o terapia, ha anche delle controindicazioni, identificabili nelle zoofobie, cioè nella paura degli animali, nell’ipocondria, che crea un’avversione verso gli animali perché li fa vedere come portatori di malattie, nelle psicosi maniacali, psicopatie e tutte le malattie mentali gravi che costituirebbero un rischio per l’incolumità degli animali.

 

CONCLUSIONI

Tale intervento riabilitativo integrato, supportato da tecniche sanitarie neuro e psicomotorie, psicologiche ed educative, deve essere inserito in un contesto cinofilo e cinotecnico convenzionale dove le attività (sport, agility, obedience, giochi, obbedienza di base etc) siano correntemente partecipate da tutti, in quanto il cane taglia trasversalmente i contesti sociali, culturali e le “diverse abilità” dell’uomo.
Le diverse potenzialità terapeutiche ed educative del rapporto uomo-cane sullo sviluppo psicologico, comportamentale e cognitivo sono rivolte a bambini, ragazzi e adulti disabili e a tutti coloro che vogliano riammettere e recuperare quegli “strati più profondi e primordiali, puramente emotivi e, quindi, sempre istintuali”.

La pet therapy non si propone come rimedio unico ed infallibile, e non va considerata una panacea, bensì una terapia di supporto che si affianca ad altri tipi di intervento terapeutico ma non li sostituisce in toto. Attuare un programma di terapia facilitata dagli animali, significa organizzare un piano di terapia specifico, articolato ed individualizzato mediante analisi, osservazioni e valutazioni di ogni singolo paziente; allo stesso tempo non si può prescindere da tutte quelle valutazioni che individuino il soggetto maggiormente idoneo da accostare al paziente, valutando anche, ove possibile, che possa essere utilizzato il proprio cane personale; infine, occorre monitorare e verificare gli obiettivi a medio e lungo termine del trattamento riabilitativo, od eventualmente, riconoscerne i limiti, i fallimenti e le controindicazioni. Così la “prescrizione” di un animale per una specifica esigenza, al pari di qualsiasi altra cura, richiede una precisa conoscenza del problema del paziente e del mezzo terapeutico, cioè dell’animale stesso, nelle sue espressioni individuali, e nell’oggettività delle risposte visibili durante “l’approccio” con il paziente.
Centrale è il tema della scelta del soggetto caratterialmente adatto per questo tipo di lavoro ed ancor di più la scelta di “quel cane” per “quel paziente”; non vengono selezionate razze particolari ma solo esemplari con caratteristiche comportamentali di equilibrio molto definito. Tale scelta può essere effettuata solo da un team che preveda nel suo organico esperti medici, terapeuti della neuro e psicomotricità, psicologi, istruttori ed operatori cinofili con una naturale propensione personale al lavoro con gli animali.

 

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