SASSODISALE

Pet Therapy con i bambini

“Per afferrare l’essenza dell’animo umano, occorre avere la stessa delicatezza che si dovrebbe avere per stringere nel pugno un  sassodisale..”

 

PREMESSA:

LA PET THERAPY CON I BAMBINI
La pet therapy si propone programmi per l’introduzione graduale e sistematica di animali selezionati ed addestrati, nelle immediate vicinanze di un individuo o di gruppi di individui per scopi terapeutici.

L’interazione tra bambino e animale, che si realizza attraverso l’elaborazione di un linguaggio non verbale, può essere particolarmente utile per lo sviluppo e l’arricchimento dei meccanismi di relazione e del comportamento sociale.

I contatti sociali con un animale possono contribuire a sviluppare nel bambino la capacità di individuare e interpretare correttamente i segnali non verbali coinvolti nelle relazioni sociali umane. Il bambino entra in contatto con il cane toccando il collo, le zampe, il fianco, e il ventre attraverso le mani e l’intero corpo, sollecitando una elaborazione propriocettiva del corpo.

Il confine fisico, esplorato  nella dimensione somatica dell’affettività che il cane rende immediatamente fruibile ,  rende possibile il formarsi di un confine psicologico, cioè di una identità, di un Sé, un soggetto che esiste in quanto sempre in rapporto con gli altri.
“La sensazione dell’identità, dell’esistere, nasce dalla sensazione di contatto corporeo” (Lowen,1969)

Il secondo approdo è quello dell’affettività psichica : la presenza di un animale favorisce l’acquisizione di un senso di responsabilità: un essere vivente che dipende dalle nostre cure per quasi tutte le funzioni vitali esige una presa di coscienza dei nostri doveri.

Il cane può essere un efficace supporto alla crescita e alla maturazione del bambino (ma per lo stesso meccanismo può rappresentare una nuova spinta motivazionale  anche nell’adulto che abbia perso fiducia in se stesso), e rappresenta uno stimolo valido per la riacquisizione di un’immagine positiva di sé e del proprio valore. Ne trae pertanto giovamento il bambino con problematiche caratteriali, ma anche il bambino -normale-  (e se ne giova l’adulto con bassa autoconsiderazione e autostima).

 

Nel bambino è frequente una parziale identificazione con il cane, cioè immagina volentieri che provi gli stessi suoi sentimenti.   L’identificazione è un meccanismo di difesa per cui si introiettano i valori o le caratteristiche di un altro imitandone il comportamento, facendo propri i suoi sentimenti.  Nella relazione con un animale, l’identificazione è un efficace mezzo attraverso cui il bambino può riuscire ad esprimere sentimenti che altrimenti non sarebbe capace di esternare in modo diretto. L’identificazione può venire in aiuto alla debolezza e all’incapacità di sostenere la propria immagine fragile o ancora immatura. In questo senso il cane viene visto come un perfetto specchio per le identificazioni del bambino, elemento questo, a cui sono stati attribuiti diversi successi della Pet Therapy , nei bambini con problemi della sfera comportamentale.

Il cane inoltre costituisce un elemento di proiezione. La proiezione è un processo psichico inconscio per cui si trasferiscono ad altri i propri stati d’animo, le proprie motivazioni e situazioni interiori.

Il cane rappresenta un soggetto verso cui attivare dei meccanismi di proiezione e una sorte di estensione del proprio Io e per il bambino è più facile raccontare i suoi problemi o esprimere i suoi sentimenti attraverso la voce del cane. In particolar modo nel rapporto tra bambino e animale questo meccanismo assume notevole importanza  per l’acquisizione di sicurezza e stabilità emozionale. Per il bambino  il cane diventa quella proiezione di se stesso che gli serve a dominare le situazioni di ansia e di paura, che necessariamente insorgono durante la sua crescita.
Il bambino è con il cane più spontaneo, perché il cane lo accetta incondizionatamente e gli permette di toccarlo, come conseguenza il bambino si mostra, in presenza del cane, più spontaneo e più disponibile a interagire con il terapeuta. Poiché spesso un bambino è intimorito nella comunicazione con il terapeuta (anche e soprattutto con il terapeuta che si occupi della riabilitazione tecnica), la presenza dell’animale lo facilita nell’esprimere le proprie difficoltà, in quanto ciò avviene in modo indiretto e meno allarmante. Inoltre la facilità di comunicare emozioni e di inviare stimolazioni sensoriali, costituisce per molti soggetti, un grosso veicolo di facilitazione all’espressione delle emozioni in una relazione terapeutica.

 

UNO DEI CAMPI DI APPLICAZIONE DELLA PET THERAPY :

IL DELICATO MONDO DELL’HANDICAP

Si definisce disabilità di una persona l’aspetto biologico e funzionale che determina una oggettiva mancanza permanente o perdita di specifiche risorse necessarie all’adattamento, caratteristiche della specie, del genere e dell’età del soggetto. Lo specifico deficit generalmente esito di una malattia, di un trauma, deve essere considerato nella sua storia naturale. In tale processo occorre valutare le risorse positive e le caratteristiche sfavorevoli fisiche e psichiche complessive dell’individuo, quelle apportate dallo sviluppo, dai compensi funzionali e dagli interventi riabilitativi.

 L’handicap, secondo la definizione dell’OMS, tratta la disabilità sotto il profilo psicologico e sociale, dunque nell’impatto con la personalità del soggetto e con il suo ambiente.

Pertanto esso va considerato con particolare riguardo alle barriere e alle facilitazioni psicologiche, ambientali e sociali e nelle implicazioni del soggetto con il proprio ruolo familiare e sociale. I condizionamenti ambientali e le aspettative sociali spesso ridotte, alterne, confuse possono plasmare una peculiare identità personale da handicap indipendentemente dal tipo di disabilità che lo ha prodotto. A fronte dell’handicap ogni persona, gruppo, famiglia o istituzione ha consecutivamente sempre le stesse modalità di reazione, passando da una prima fase in cui si ha una reazione di rifiuto (oggi fortunatamente sempre più fugace), poichè l’aspetto, i segni, le manifestazioni del disabile suscitano repulsione (spesso malcelata anche nei più genuini tentativi di non dare a vedere tale reazione istintuale) . Si vuole evitare di prendere atto da una condizione difficile dell’altro e perfino di incontrarlo.

 Si approda poi in un atteggiamento di iperprotezione, sopravvalutazione e si attribuiscono indebiti compensi, per infine giungere ad una interazione normale riconoscendo l’altro come persona anche per i difetti non connessi con la disabilità.

 
Il cane riconosce la  menomazione, la disabilità e la temporanea invalidità ma non vede l’handicap cioè non attribuisce ad essa uno svantaggio secondario o aggiunto.

La persona con disabilità vive le aspettative sociali oscillando fra atteggiamenti di impotenza e passività  e atteggiamenti di onnipotenza, è sottoposta ad una vita subissata di richieste che di frequente superano la sua capacità di risposta. Tale condizione sociale porta ad una perdita di autostima e demotivazione quando anche un semplice gesto quotidiano può risultare di difficile esecuzione.

Il cane non è capace invece di inviare segnali negativi di rifiuto, indifferenza, superiorità, diffidenza e pregiudizi facilmente rilevabili in colui che si confronta con il disabile.

Il Cane dunque oltre ad insegnare ai soggetti normodotati a ridisegnare l’immagine sociale dell’handicap, mediando nell’avvicinamento tra due diversità, contestualmente insegna ai portatori di handicap a ridurre le distanze sociali, e favorisce l’aggregazione di due realtà a volte troppo distanti.

 <<Di fronte al cane si è tutti disabili o tutti normali..>>

La terapia assistita da animali può allora diventare in modi diversi, ma sempre attraverso una forma di comunicazione, un aiuto al nostro benessere mentale e fisico e può essere efficacemente utilizzata in situazioni di disordine neurologico e psichico.
Il progetto si propone di realizzare programmi di attività e terapia assistita con l’ausilio di cani, più comunemente nota come pet therapy.
L’essenza di questo progetto di riabilitazione sociale facilitata dall’impiego di un animale, è quella di introdurre un animale affettuoso, che non incute timore, utilizzato come veicolo catalitico per formare interazioni sociodinamiche soddisfacenti.
Tale intervento riabilitativo integrato,  nella sua espressione più completa è supportato da tecniche sanitarie neuro e psicomotorie, psicologiche ed educative, il cui intento riabilitativo è la riduzione della disabilità.

L’iter di questo intervento riabilitativo è descritto perfettamente dalle parole di Corson riportate di seguito:
Il paziente interagisce spesso positivamente con l’animale tramite interazioni non verbali e tattili, successivamente la cerchia delle relazioni sociali si amplia ed include inizialmente il terapeuta che ha introdotto l’animale, poi gli altri pazienti e il personale medico, con una progressiva espansione di interazioni sociali positive (Corson, 1980).

Noi proponiamo una riabilitazione integrata assistita dal cane che alla riabilitazione tecnica (non di nostra competenza) costituita da  specifiche tecniche terapeutiche ed intesa a ridurre la disabilità,   accosti  una riabilitazione sociale intesa a ridurre le specifiche problematiche dell’handicap.

La riabilitazione tecnica è costituita da procedure terapeutiche neuro e psicomotorie focalizzate a ridurre l’incompetenza funzionale, neuromotoria, cognitiva, relazionale del soggetto e sulla prevenzione delle conseguenze secondarie della disabilità. La riabilitazione sociale, in questa dimensione mediata dal cane, rivolge la propria attenzione alla sviluppo della relazione familiare e microsociale attraverso interventi centrati sulle problematiche interattive e sull’integrazione psicosociale e individuale.

Il cane dunque  non è sostitutivo delle altre terapie ma rappresenta solo uno strumento aggiuntivo, co-terapico, assumendo il ruolo di facilitatore sociale in una situazione terapeutica, ha cioè una azione facilitante delle relazioni sociali.

 

CONCLUSIONI:

Il progetto si propone di realizzare programmi di attività e terapia assistita con l’ausilio di cani, secondo un percorso che sia non già promozionale, ma divulgativo. L’intento, attraverso una esperienza prodromica di quattro incontri in un arco temporale di quattro settimane, è di far conoscere la realtà delle possibilità di impiego del cane secondo l’idea che la terapia assistita da animali può allora diventare in modi diversi, ma sempre attraverso una forma di comunicazione, un aiuto al nostro benessere mentale e fisico e può essere efficacemente utilizzata in situazioni di disordine neurologico e psichico.
L’essenza di questo progetto di riabilitazione sociale facilitata dall’impiego di un animale, è quella di introdurre un animale affettuoso, che non incute timore, utilizzato come veicolo catalitico per formare interazioni sociodinamiche soddisfacenti, realizzate anche attraverso la partecipazione ad un’attività cinofila ludico/sportiva come l’Agility .

Dott.ssa Rossana Ciulla

 

 

Condividi su: